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PROGETTO GEA / EVOLUZIONE UMANA / CULTURA / Lo sviluppo degli strumenti di comunicazione
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  Lo sviluppo degli strumenti di comunicazione  
 
statuina in ceramica di donna, Creta
statuina di donna
di 4000 anni fa,
in ceramica, Creta

Se guardiamo quali strumenti hanno permesso il grande sviluppo culturale umano, troviamo innanzitutto il nostro mezzo di comunicazione per eccellenza, il linguaggio, il cui perfezionamento ha probabilmente impresso la spinta decisiva all’evoluzione della nostra specie, e accanto ad esso tecnologie che hanno permesso di migliorare le capacità umane di interazione con la natura e di adattamento all’ambiente, come il fuoco, gli utensili, l’agricoltura.
Da diecimila anni a questa parte, l’aumento della popolazione umana, l’incremento degli scambi, il sorgere di società organizzate e di classi agiate, stimolano un processo via via più intenso di invenzione di strumenti nuovi.

stele egizia tavoletta sumera
stele egizia tavoletta sumera

Verso i 5000 anni fa compare un nuovo strumento di comunicazione, la scrittura, usata inizialmente per tenere la contabilità delle proprietà reali nei primi imperi (derrate alimentari, bestiame) e per il commercio, poi via via applicata a tramandare le forme dell’immaginario collettivo (il mito) e la memoria di avvenimenti importanti (la storia). Estensione del linguaggio, la scrittura permette di diffondere orizzontalmente (fra i contemporanei) le conoscenze disponibili, e di tramandarle (in verticale) alle generazioni successive. Negli ultimi tre millenni, la scrittura viene impiegata sempre più estesamente per perpetuare il ricordo di eventi, diffondere conoscenze, sviluppare forme d’arte.

Mohenjo-daro e Ur
due città di 4000 anni fa: Mohenjo-daro, nella valle dell’Indo (a sinistra), e Ur, sull’Eufrate, in Mesopotamia

Più o meno nella stessa epoca compare un altro strumento di comunicazione, la ruota. Nello stesso periodo, e probabilmente nella stessa zona, nelle steppe fra Europa ed Asia, ha inizio la lavorazione dei metalli. Prima il bronzo, poi, circa 3500 anni fa, il ferro.

Le pianure meridionali della Russia, oltre il Caucaso, erano state popolate nei millenni precedenti da coltivatori provenienti dal Medio Oriente, ma i loro cereali non erano riusciti ad attecchire, vincendo la concorrenza delle robustissime erbe della steppa.
Gli agricoltori addomesticarono il cavallo, trasformandosi così in allevatori nomadi. La scoperta della ruota e dei metalli portò all’invenzione del carro da guerra, un formidabile strumento militare, che consentì a questi popoli di invadere il Medio Oriente come l’Europa, in ondate successive.


oggetti provenienti da Cipro e Creta
da sinistra a destra:
uomo a cavallo e carro da guerra dell’età del ferro, in ceramica, da Cipro; else d’oro di spade, Creta
pugnale e spade di bronzo, Francia
pugnale e spade
dell’età del bronzo, Francia
 
coperchio di vaso in terracotta, con carro trainato da buoi, Creta
coperchio di vaso
in terracotta,
con carro trainato da buoi,
Creta

stamperia del Rinascimento
stamperia del Rinascimento
 
mappa di Firenze, 1470
Firenze nel 1470

Lo sviluppo della tecnica procede a piccoli passi nei millenni che seguono. Greci e Romani vi danno contributi importantissimi, ma dai loro tempi fino al termine del Medioevo poche cose cambiano, sotto il profilo tecnologico.

A partire dal XV secolo, con l’invenzione della stampa, la scrittura cessa di essere lo strumento di pochi privilegiati e diviene progressivamente, ma lentamente, accessibile a una parte della popolazione umana. Sotto l’impulso della stampa e della navigazione oceanica, nel Rinascimento hanno luogo i grandi cambiamenti che danno inizio all’età moderna.

Nei secoli successivi compaiono la produzione in serie e il motore a scoppio. Lo sviluppo dei trasporti, dai primi battelli a vapore al treno, dalla bicicletta all’auto alla moto, fino all’aereo e ai primi veicoli spaziali, si accompagna allo sviluppo di nuovi strumenti di comunicazione: telegrafo, telefono, radio, televisione, fino alla rete informatica e ai cellulari multifunzione.

Lo sviluppo demografico e tecnologico dell’uomo incide in profondità sull’ecosistema naturale. Forse il modo più immediato di rendersene conto è considerare la drastica riduzione subita negli ultimi millenni dalla superficie arborea che ricopriva il pianeta, che oggi prosegue a ritmo forsennato: ogni anno scompare una superficie di foresta pari a quella di una grande regione italiana.

prima ferrovia passeggeri, apparecchio telegrafico-telefonico, Esposizione Internazionale Londra 1862
da sinistra a destra:
prima ferrovia passeggeri tra Liverpool e Manchester (1830); apparecchio telegrafico-telefonico; Esposizione Internazionale di Londra, 1862


mappa planetaria deforestazione (Millenium Assessment)

Le foreste sono state progressivamente eliminate per fare posto all’agricoltura. Il legname è stato utilizzato per riscaldarsi o come materiale da costruzione. Con l’aumento della popolazione umana, e soprattutto con l’invenzione del motore a scoppio e la rivoluzione industriale, è iniziato il consumo su grande scala di risorse fossili come combustibili, per liberare l’energia necessaria al funzionamento delle macchine. Nell’arco di duecento anni abbiamo bruciato risorse fossili che si erano andate accumulando forse in cento milioni di anni. Mano a mano che aumenta la domanda globale di combustibili fossili, mentre le scorte diminuiscono, la dipendenza pressoché esclusiva dell’economia mondiale da queste fonti energetiche delinea i più preoccupanti scenari per il futuro.


sfruttamento di fonti di energia negli ultimi 100.000 anni

Come ai tempi che precedettero la nascita dell’agricoltura, quando la popolazione umana era salita oltre la capacità dell’ambiente naturale di nutrirla, ci troviamo oggi alle soglie di una crisi planetaria, di portata ancora maggiore. La crescita demografica, largamente favorita dalla diffusione di regole d’igiene e di farmaci, che hanno ridotto la mortalità mentre la natalità restava immutata, ha determinato da tempo una situazione in cui quasi un terzo degli abitanti del pianeta soffre la fame, nonostante la produzione alimentare globale sia pari al fabbisogno (ma solo dal punto di vista statistico).

L’impatto ambientale delle tecnologie umane si manifesta oggi con pericolose conseguenze sul clima: l’accumulo di anidride carbonica e di altri gas serra, prodotti dai processi di combustione, determina un sensibile riscaldamento dell’atmosfera; a questo contribuisce la parte ingente della superficie del pianeta che, ricoperta di cemento o d’asfalto o di plastica, non è più in grado di assorbire parte della radiazione solare, ma la riflette per intero nell’atmosfera. Lo scioglimento delle calotte polari è già in atto, come un progressivo rallentamento della Corrente del Golfo. Nonostante siano state formulate diverse ipotesi o scenari, nessuno è in grado di prevedere come potrà evolvere il clima negli anni a venire, perché troppi fattori interagiscono nel determinarlo. Ciò su cui quasi tutti concordano è che il riscaldamento globale indotto dalle attività umane sia in atto e sia un fenomeno senza precedenti nella storia del clima, da quando la specie umana è sulla Terra.

andamento del clima planetario negli ultimi 100.000 anni

stima delle temperature medie terrestri negli ultimi 1000 anni

andamento della concentrazione di gas serra nell’atmosfera negli ultimi 1000 anni

quadro di Vasilij Kandinskij: Giallo, rosso, blu
Vasilij Kandinskij: Giallo, rosso, blu

Qualunque sia la via d’uscita da questa impasse, potrà essere solo culturale: un diverso utilizzo delle fonti d’energia, un rapporto consapevole con l’ambiente, un modello di sviluppo originale, che privilegi l’intelligenza sul consumo.

Nessuna specie può crescere oltre le dimensioni consentite dal proprio ambiente di vita. Nel caso della nostra specie, ogni volta che il numero di individui ha superato quella che in ecologia si chiama la capacità portante dell’ambiente, la natura ha limitato la nostra crescita impiegando sempre gli stessi tre mezzi: carestie, epidemie e guerre. Li vediamo tutti e tre all’opera nella cronaca quotidiana.

L’alternativa può essere solo culturale, ma forse la natura è in grado di indicarci la strada maestra. Come la diversità della vita e la varietà di tipi genetici all’interno di una specie sono la migliore garanzia di sopravvivenza, così è nella varietà e diversità delle culture umane che possiamo trovare gli strumenti che ci servono per costruire un futuro vivibile.